Prot. n.
(SOC/08/222189)
_____________________________________________________________
Vista
-
al capitolo 1 “L’integrazione sociosanitaria” si prevede che la
Regione sostenga iniziative di formazione dedicate a tutte le componenti della
governance locale, con l’obiettivo di sviluppare l’esercizio delle funzioni
programmatorie e le forme della integrazione socio-sanitaria nonché di formare
sui temi della gestione i futuri dirigenti delle Aziende pubbliche di servizi
alla persona (ASP);
-
al
capitolo 3 “La programmazione integrata” si prevede la definizione, tramite uno
specifico atto di indirizzo da parte della Giunta regionale, sentita la
Commissione assembleare competente, delle procedure per l’elaborazione e
approvazione della programmazione territoriale, anche al fine di assicurare la
compiuta partecipazione delle forze sociali e del terzo settore;
-
al
capitolo 6 “La partecipazione organizzativa quale risorsa strategica per
l’integrazione” si definisce la formazione degli operatori strumento per la
promozione della qualità ed efficacia degli interventi e dei servizi del
sistema integrato, per l'integrazione professionale, e per lo sviluppo
dell'innovazione organizzativa e gestionale. Si prevede inoltre che la Regione
promuova la formazione degli operatori sociali e degli operatori dell’area
socio-sanitaria, e indichi con successivi provvedimenti, sentito il parere
della competente Commissione Assembleare, in attuazione dell’art. 27, comma 5
della L.R. 2/03, come promuovere e sostenere programmi e azioni formative
specifiche, al fine di assicurare competenze professionali adeguate agli
indirizzi del Piano;
Considerata l’opportunità di dare attuazione
al Piano in via prioritaria relativamente alle procedure per la nuova
programmazione territoriale che riguarderà il triennio 2009-2011 e sta quindi
prendendo avvio, e sulle necessarie azioni di accompagnamento e formazione
connesse ai ruoli dei soggetti protagonisti e ai contenuti della nuova
programmazione;
Ritenuto opportuno che gli indirizzi sulle
procedure per la programmazione di ambito distrettuale 2009-2011 riguardino gli
elementi più rilevanti del processo (ruolo dei soggetti istituzionali e
sociali, tempi, procedure per l’adozione) e i contenuti di massima del
documento triennale e del documento annuale, come pure le forme della
partecipazione dei soggetti del Terzo settore (rispettivamente allegati A) e B)
parte integrante del presente provvedimento), mentre successivamente saranno
definiti in sede tecnica strumenti tecnici specifici, da individuare in
un’ottica di forte semplificazione e di centratura sull’analisi d’impatto dei
piani in termini di risultati di salute e benessere sociale, più che
sull’analiticità dei documenti programmatori/progettuali. In questo ambito saranno
anche definiti strumenti previsionali e a consuntivo della spesa;
Ritenuto di approvare nel Programma di
formazione e accompagnamento primi indirizzi generali per l’attuazione, ai
quali farà seguito una prima fase attuativa nel periodo ottobre 2008-giugno
2009 in corso di avvio;
Ricordato che il Piano sociale e sanitario
regionale prevede che, in considerazione della centralità del ruolo dell’ambito
territoriale distrettuale nell’assetto istituzionale del sistema di governo del
welfare regionale e locale, la eventuale revisione degli ambiti territoriali
dei Distretti sia definita dalle CTSS entro 180 giorni dall’entrata in vigore
del Piano e cioè entro il 30/11/2008;
Considerata l’opportunità che le procedure
per l’eventuale revisione siano attivate rapidamente dalle CTSS in modo da
consentire la conclusione del percorso in tempi utili per l’elaborazione della
programmazione triennale distrettuale 2009-2011;
Preso atto della notevole complessità e
innovatività del processo per integrare gli strumenti di programmazione, e
della conseguente opportunità di considerare i presenti indirizzi sulle
procedure come una prima fase attuativa delle indicazioni del Piano regionale,
secondo un criterio di gradualità che valorizzi le esperienze già consolidate,
e introduca le innovazioni a fasi successive;
Considerato anche che obiettivo strategico
del Piano regionale è non solo l’integrazione sociosanitaria ma l’integrazione
di tutte le politiche che hanno impatto sulla salute e sul benessere sociale
dei cittadini, e che pertanto una importante novità del processo consiste
nell’indicazione di alcune aree tematiche sulle quali iniziare a definire
interventi integrati;
Rilevato, riguardo all’insieme delle
tematiche sopra citate, l’alto grado di complessità, anche per l’impatto concreto
dell’attuazione del principio dell’integrazione sociosanitaria e
dell’integrazione di tutte le politiche attinenti alla salute e al benessere
sociale delle persone, e quindi la necessità di provvedere con successivi propri atti a
fornire specifiche linee di indirizzo per quanto riguarda la
tutela sociale della maternità e l’interruzione volontaria della gravidanza in
attuazione della L.194/78, l’integrazione sociosanitaria e le politiche per la
non autosufficienza nel settore della salute mentale e l’integrazione
dell’insieme delle politiche del territorio (ambientali, abitative e
urbanistiche, della mobilità, dell’inserimento lavorativo delle persone
svantaggiate, della formazione e della scuola, della sicurezza e coesione
sociale) con le politiche socio-sanitarie, sociali e sanitarie;
Dato
atto che sui documenti di cui agli allegati A), B), C) si è sviluppato,
nell’ambito della Cabina di Regia per le politiche sociali, sanitarie e
dell’integrazione, l’approfondimento, il confronto, e la condivisione tra la
Giunta regionale e gli Enti locali, sulla base dei documenti tecnici alla cui
predisposizione hanno contribuito, a seconda delle tematiche, rappresentanti
del sistema delle autonomie locali, delle Aziende Usl, dei soggetti del terzo
settore;
Acquisito il parere favorevole della Conferenza
Regione-Autonomie locali nella seduta del 6 ottobre 2008 ai
sensi dell’art.30 della Legge Regionale 21 aprile 1999, n.3;
Sentito
il parere, ai sensi dell’articolo 38 della legge 2/2003 e successive modifiche,
della Conferenza regionale del Terzo settore di cui all’articolo 35 della legge
regionale 21 aprile 1999, n.3, che si è espressa favorevolmente nella seduta
del 1 ottobre 2008, e dato atto del confronto realizzato con le organizzazioni
sindacali;
Acquisito
il parere della Commissione assembleare competente “Politiche per la salute e
politiche sociali”, nella seduta del 15 ottobre 2008;
Dato
atto, ai sensi dell’articolo 37, comma 4, della legge regionale n. 43/2001 e
della propria deliberazione n. 447/2003 e successive modifiche, del parere di
regolarità amministrativa del Direttore generale Sanità e Politiche Sociali,
dott. Leonida Grisendi in ordine alla legittimità del presente provvedimento;
Su
proposta dell’Assessore alle Politiche per la Salute Giovanni Bissoni e
dell’Assessore Politiche Sociali ed Educative, Immigrazione, Volontariato,
Associazionismo e Terzo Settore Anna Maria Dapporto,
A voti
unanimi e palesi
D
e l i b e r a
1)
di approvare, in attuazione del Piano
regionale sociale e sanitario 2008-2010:
a)
le “Linee di indirizzo per l’elaborazione
e l’approvazione della programmazione di ambito distrettuale 2009-2011“ (allegato
A);
b)
le “Linee guida per la partecipazione
del Terzo Settore ai processi di programmazione previsti dal Piano sociale e
sanitario regionale” (allegato B);
c)
il “Programma di accompagnamento e
formazione in attuazione del Piano
sociale e sanitario regionale: primi indirizzi”(allegato C),
dando atto che tutti gli allegati su citati
sono parte integrante del presente provvedimento;
2)
di considerare
i presenti indirizzi sulle procedure come una prima fase attuativa delle
indicazioni del Piano regionale, secondo un criterio di gradualità che
valorizzi le esperienze già consolidate, e introduca le innovazioni a fasi
successive;
3)
di
pubblicare il presente provvedimento sul Bollettino Ufficiale della Regione
Emilia-Romagna, per darne adeguata diffusione e pubblicizzazione.
ALLEGATO A)
Linee di
indirizzo per l’elaborazione e l’approvazione della programmazione di ambito
distrettuale 2009-2011
Indice
Premessa: le finalità
Linee guida per il processo
Ruolo dei soggetti e indicazioni
per la partecipazione
Tempi
Procedure per l’adozione
Indice del documento triennale e del documento annuale
Il Piano triennale della salute e
del benessere sociale
Il Programma attuativo annuale
Premessa:
le finalità
Il Piano sociale e sanitario regionale (PSSR),
recentemente approvato con Delibera dell’Assemblea Legislativa n. 175/2008,
prevede che, d’intesa con gli Enti locali, sentita la Commissione assembleare,
la Giunta definisca le linee di indirizzo per la programmazione territoriale,
anche per assicurare la partecipazione al processo dei soggetti sociali del
territorio.
La definizione di strumenti e modalità di programmazione
integrata a livello distrettuale implica ripensare gli strumenti in uso, e le
significative esperienze già compiute dai territori, avendo come riferimento
essenzialmente tre finalità:
potenziare e sviluppare a tutto campo, in un
quadro di continuità, l’approccio integrato tra sociale e sanitario e con tutte
le politiche a forte impatto sulla salute e sul benessere sociale delle
persone, delle famiglie, delle comunità;
valorizzare le competenze e le reti di
relazioni sviluppate e costituite nelle precedenti programmazioni;
consolidare il sistema di governo e gestione
degli interventi in ambito distrettuale, anche valorizzando il ruolo di
coordinamento e raccordo tra gli ambiti distrettuali svolto dalla Conferenza
territoriale sociale e sanitaria (di seguito CTSS)
Le indicazioni che seguono precisano e articolano le
novità contenute nel Piano regionale sul processo di programmazione integrata e
sulla governance territoriale, i cui riferimenti essenziali riportiamo di
seguito per inquadrare in modo adeguato le indicazioni stesse.
Linee
guida per il processo
1. Ruolo
dei soggetti e indicazioni per la partecipazione
Coerentemente a quanto previsto dal Piano regionale, si
indicano di seguito i soggetti coinvolti nella programmazione territoriale e i
loro ruoli, precisando in premessa ambiti e approcci del processo integrato.
Su quali ambiti integrare le programmazioni
Come richiamato il PSSR prevede come obiettivo a regime
due strumenti integrati di programmazione distrettuale sugli interventi
sociali, sociosanitari e sanitari territoriali: uno triennale strategico (Piano
di zona distrettuale per la salute e per il benessere sociale) e l’altro
annuale operativo (Programma attuativo annuale PAA):
1) il Piano di zona
distrettuale per la salute e per il benessere sociale, di durata triennale, che
in coerenza con l’’Atto di indirizzo e coordinamento della CTSS:
— individua le
priorità strategiche di salute e di benessere sociale nelle diverse aree
d'intervento: sociale, sociosanitaria, sanitaria relativa ai servizi territoriali;
— definisce il
quadro finanziario triennale di riferimento, tenendo conto dei vincoli di
bilancio e per quanto riguarda l’area sanitaria delle indicazioni regionali ed
dell’AUSL;
— specifica le
integrazioni, e i relativi strumenti, con le politiche che concorrono a
realizzare gli obiettivi di benessere sociale e salute individuati;
2) Il Programma Attuativo Annuale (PAA) che costituisce la
declinazione annuale del Piano di zona distrettuale per la salute ed il
benessere sociale, ricomprendendo e quindi superando tutti gli strumenti di
programmazione operativa preesistenti, e:
— specifica gli
interventi e le azioni di livello distrettuale in area sociale, socio-sanitaria
e sanitaria relativa ai servizi territoriali;
— individua le
risorse che Comuni, AUSL, Provincia nell’ambito delle disponibilità di bilancio
impegnano per l'attuazione degli interventi;
— definisce,
raccoglie ed approva progetti o programmi specifici d'integrazione con le
politiche educative, della formazione e lavoro, della casa, dell'ambiente,
della mobilità e della sicurezza.
La programmazione integrata riguarda in primo luogo l’area
degli interventi e servizi a integrazione sociosanitaria (con riferimento anche
alle priorità contenute nell’Atto di indirizzo e coordinamento delle CTSS), che
devono essere progettati, gestiti, prodotti in modo congiunto.
Il Piano di zona per il benessere e la salute dovrà
rappresentare non soltanto la realtà dei servizi ma indicare linee condivise di
un approccio unitario e di comunità.
Pertanto è necessario che le programmazioni sociale e
sanitaria si confrontino fin dall’avvio del processo con le altre politiche che
influenzano salute e benessere sociale (politiche abitative, del lavoro,
scolastiche, mobilità, sicurezza) nell’ambito del quadro programmatorio
richiamato nella premessa dell’Atto di indirizzo delle CTSS.
Per quanto riguarda la realtà dei servizi, la
programmazione integrata definirà elementi di coerenza e continuità tra
interventi sociali e interventi con l’obiettivo di garantire una risposta
unitaria ed integrata ai bisogni delle persone.
Occorre in sintesi in qualsiasi scelta, anche
caratterizzata dalla massima specificità sul versante sociale o su quello
sanitario, ricercare la maggiore efficacia e continuità possibile in termini di
salute e di benessere sociale e relazionale (es.:dimissioni protette
dall’ospedale, rapporto tra nido d’infanzia e consultorio familiare).
Con quale approccio integrare le programmazioni
La seconda considerazione da tenere presente come premessa
del lavoro è il taglio metodologico e lo stile dell’approccio integrato al
processo, che implica:
- responsabilità
comune nel percorso e nel prodotto
- modalità di
lavoro condivise e innovative
- integrazione delle competenze
professionali e dei percorsi fin dalla lettura dei bisogni (cfr. Profilo di
comunità)
- nuovi prodotti finali (Piano
distrettuale per la salute e il benessere sociale, Programma attuativo annuale)
- modo peculiare di produrre servizi e di
costruire reti, integrando processi assistenziali, figure professionali,
percorsi dei singoli utenti.
La Regione, in attuazione del PSSR, supporterà tale
approccio con azioni di formazione e accompagnamento in due direzioni: lo
sviluppo di figure e competenze per la governance, l’integrazione professionale
di tutti gli operatori.
Soggetti politico-istituzionali
Il Comitato di Distretto e il
Direttore di Distretto
Il governo del processo di programmazione viene svolto dal
Comitato di Distretto, integrato con la partecipazione del Direttore di Distretto.
E’ questa la sede in cui, con il supporto tecnico
dell’Ufficio di piano, vengono definite le priorità strategiche e annuali, le
tipologie degli interventi e servizi e le tendenze di sviluppo e/o
contenimento, l’allocazione delle risorse, anche con riferimento alla
costituzione e all’utilizzo del Fondo sociale locale, come previsto dal Piano
regionale, le forme e i tempi di confronto e di concertazione con i soggetti
sociali.
La programmazione integrata va assicurata con riferimento
agli interventi sociali, sociosanitari ed a quelli sanitari più direttamente
connessi con l’area dell’integrazione. Anche la programmazione delle altre
attività sanitarie, pur seguendo nell’ambito delle previsioni contenute nel PAL
un percorso approvativo specifico come indicato successivamente, deve
concorrere con la gradualità necessaria alla costruzione di una programmazione
integrata.
Nel caso sia costituita una forma associativa ai sensi
della LR 11/2001 e successive modifiche, che coincida con l’ambito
distrettuale, a svolgere il ruolo del comitato di distretto è l’organo
esecutivo della forma associativa, assicurando anche in questo caso la
partecipazione del Direttore di Distretto, ai sensi dell’art.11 della L.R.
10/2008.
Il Direttore di Distretto partecipa formalmente al processo
decisionale tramite l’espressione di intesa.
Le modalità di espressione di tale intesa, che riguarda
l’area dell’integrazione sociosanitaria, sono concordemente individuate da
Comuni e Direttore di Distretto.
E’ opportuno qui sottolineare come l’azione della Regione
tenda a promuovere come obiettivo strategico lo sviluppo delle Unioni di Comuni
quali forme associative stabili per l’esercizio delle funzioni amministrative e
dell’integrazione delle politiche comunali, in attuazione della legge regionale
di recente approvata dall’Assemblea legislativa regionale (L.R. n.10/2008)
“Misure per il riordino territoriale, l’autoriforma dell’amministrazione e la
razionalizzazione delle funzioni”.
Ciò vale in particolar modo nell’area delle politiche
sociali e sociosanitarie, in cui si è avviato già da alcuni anni un processo di
associazione delle funzioni, anche su incentivo regionale. Nell’ambito dei principi e delle indicazioni
contenute in tale legge e nel tempo di vigenza del PSSR è obiettivo di questa
Regione la costituzione generalizzata di Unioni di Comuni, coincidenti ove
possibile con l’ambito distrettuale.
Anche per il necessario adeguamento delle Unioni già
esistenti si richiama in particolare l’indicazione contenuta all’art. 11 comma
1 della L.R. 10/2008 citata laddove si prevede che il conferimento di funzioni
alla forma associativa sia integrale rispetto a attività e compiti
caratteristici della funzione.
Nella prospettiva di attuazione progressiva della recente
legge regionale, rimane quindi nella fase di transizione la possibilità di
svolgimento associato delle funzioni in ambito sociale e socio-sanitario mediante la stipula di una convenzione secondo le modalità previste nel Piano
sociale e sanitario regionale tra Comuni e/o tra Comuni e forme associative e/
o tra forme associative e l’individuazione di soggetto referente e capofila per
l’ambito distrettuale
Negli ambiti territoriali coincidenti con il territorio
comunale le funzioni amministrative possono essere esercitate direttamente dai
rispettivi enti.
Accordo di programma e convenzione
In ogni ambito distrettuale nella prima fase attuativa del
Piano regionale occorre verificare la congruità della convenzione già stipulata
dai Comuni e/o dalle loro forme associative e la Ausl per la costituzione degli
Uffici di piano ex DGR 1004/2007.
L’eventuale adeguamento è da realizzarsi contestualmente
alla sottoscrizione dell’Accordo di programma del Piano triennale di zona
distrettuale per la salute e per il benessere sociale 2009-2011.
Il Piano regionale dà inoltre alcuni precipui orientamenti
per l’esercizio delle funzioni amministrative da parte dell’Unione dei Comuni o
del Comune capofila, utilizzando l’apposito Ufficio di piano, che riguardano:
- il
monitoraggio del Fondo per la non autosufficienza;
- la
definizione e l’attuazione del sistema di accreditamento delle attività
socio-sanitarie, a partire da quelle previste dall’art.23 della LR 4/2008 con
riferimento ai percorsi di accreditamento;
- le attività
istruttoria e di monitoraggio della
costituzione delle A.S.P, ormai
conclusa, e di accompagnamento assicurando la distinzione delle funzioni di
produzione dei servizi da quelle di indirizzo e regolazione
- Programmi
d’investimento riguardanti strutture sociali e sociosanitarie ai sensi art. 48
L.R. 2/03,
- gestione e
rendicontazione del Fondo sociale locale.
Il Comune capofila
Nella fase di transizione la convenzione citata al
paragrafo precedente individua un comune
o una Unione di comuni referente per l’ambito distrettuale (soggetto
Capofila) che garantisce un efficace coordinamento per l’esercizio dell’insieme
delle funzioni associate.
L’Azienda USL
Sull’area dell’integrazione sociosanitaria esercita la
funzione di governo in modo congiunto con i Comuni associati (programmazione,
committenza, regolazione, monitoraggio e valutazione) attraverso la
partecipazione del Direttore di Distretto al Comitato di Distretto o all’
organo esecutivo della forma associativa.
A tal fine l’AUSL
garantisce :
- la presenza
nell’Ufficio di piano di figure professionali specificamente destinate alle
funzioni di questa struttura tecnico-gestionale;
- la
partecipazione e il contributo dei diversi professionisti, con le loro
specifiche competenze, ai tavoli della programmazione, progettazione e
monitoraggio, integrati con ulteriori competenze.
Le scelte strategiche di livello più generale, che fino ad
oggi sono state definite all’interno del PAL (Piano Attuativo Locale),
rientrano in quanto indirizzi all’interno dell’Atto di indirizzo e
coordinamento della CTSS.
Gli indirizzi della CTSS per il PAL riguardano:
- principi e orientamenti di tipo generale che sottendono
le scelte del PAL (es.: non ridondanza, diversificazione, inclusività,etc);
- criteri generali per individuare le relazioni tra
Aziende USL, nel caso di azioni sovraziendali;
- criteri generali
per l’individuazione dei ruoli dei diversi soggetti produttori dei servizi;
- le relazioni tra i livelli di assistenza (assistenza
primaria/secondaria; sanitaria/sociale);
- criteri generali per l’elaborazione di linee di
indirizzo per l’erogazione delle attività socio-sanitarie in ambito
distrettuale.
Il PAL, approvato dalla CTSS, si caratterizza quindi come
traduzione pluriennale dell’Azienda USL degli indirizzi contenuti nell’Atto
della CTSS.
L’Azienda USL
declina le attività su base annuale tramite il piano delle azioni o la
programmazione annuale di budget, anche sulla base delle linee annuali di programmazione e finanziamento del
Servizio Sanitario regionale.
Le linee operative sulla programmazione dei servizi
sanitari (ospedalieri e territoriali), facenti parte dei contenuti del PAL,
riguardano anche le modalità di
erogazione di tali attività secondo i principi di equità di accesso e
omogeneità dell’offerta tra gli ambiti distrettuali.
Le scelte operative compiute all’interno del PAL orientano
la programmazione triennale sanitaria distrettuale, che costituisce una
significativa novità rispetto al passato.
Il Piano di zona distrettuale per la salute e il benessere
sociale contiene, in coerenza con l’Atto triennale della CTSS ed il PAL, anche
le priorità strategiche di intervento
per le attività sanitarie. L’approccio a questa novità è graduale, riferibile
anche alle esperienze già consolidate o da avviare ex-novo sui territori, in
relazione al grado già esistente di integrazione delle programmazioni di Comuni
e Aziende Usl. Per questo primo triennio è indispensabile fornire all’interno
del documento triennale distrettuale almeno alcuni orientamenti generali
sull’area sanitaria, riferita ai servizi territoriali.
Il rapporto tra PAL e PdZ per la salute e il benessere
sociale è definito dalla coerenza e compatibilità, da un lato, di entrambi gli
strumenti programmatori con l’Atto di indirizzo, e, dall’altro, tra i contenuti
specifici dei due documenti.
Per quanto riguarda gli interventi sanitari, tale coerenza
è garantita dal Direttore di Distretto.
L’Azienda nell’attuazione del PAL rendiconta alla CTSS i
risultati relativi agli obiettivi di ambito aziendale.
L’Ufficio di piano
Le funzioni dell’
In questa prima fase di attuazione del Piano regionale, ai
fini dello svolgimento delle funzioni di supporto alla programmazione, viene
fatto salvo quanto specificato dalle convenzioni per la costituzione
dell’Ufficio di piano ai sensi DGR 1004/07, ad eccezione di eventuali
integrazioni per regolare le modalità di svolgimento della funzione di supporto
alla costituzione, programmazione e gestione del Fondo sociale locale, in
particolare la gestione e il monitoraggio del Fondo.
Collocazione dell’Ufficio
E’ opportuno che l’Ufficio di piano sia collocato presso
l’ente capofila dal quale dipende funzionalmente, a garanzia di un’efficace
continuità tra le funzioni di governo e le relative funzioni amministrative e
tecnico gestionali.
Tavoli di lavoro unificati, confronto interprofessionale,
partecipazione
L’approccio integrato che l’Ufficio di piano deve
supportare e organizzare, prevede fin dall’avvio del processo programmatorio la
partecipazione ai tavoli di programmazione delle componenti sociali e sanitarie
(in particolare tra queste ultime le figure referenti per i contenuti relativi alla
prevenzione, alla promozione della salute e di stili di vita sani, e quelle
referenti per i diversi ambiti d’intervento).
Dovrà essere assicurata la partecipazione dei
professionisti competenti. Negli stessi tavoli devono essere coinvolti, a
seconda dei temi trattati, soggetti e professionisti che si occupano di scuola,
casa, mobilità, lavoro e formazione professionale, in modo da garantire
l’ottica di integrazione delle politiche fin dalla fase di impostazione delle
priorità, anche in coerenza con l’approccio del Profilo di comunità compreso
nell’Atto di indirizzo e coordinamento approvato dalla CTSS.
Un altro aspetto che si sottolinea è la necessità che
l’organizzazione dell’Ufficio di Piano individui, nel quadro delle indicazioni
regionali in proposito, le modalità
(tavoli specifici, gruppi di lavoro) attraverso le quali sarà assicurata la
partecipazione del Terzo settore - volontariato, associazionismo e cooperazione
sociale - fin dalla fase della programmazione, il confronto con le
organizzazioni sindacali, nonché un sistema stabile e positivo di relazioni con
le ASP e gli altri soggetti della produzione dei servizi.
Le Asp in quanto soggetti produttori dei Comuni associati,
portano il loro contributo ai tavoli di programmazione nell’individuazione dei
bisogni, ferma restando la responsabilità programmatoria in capo al Comitato di
Distretto o all’organo della forma associativa.
La Provincia
E’ il soggetto istituzionale con competenze di
coordinamento sull’area delle politiche sociali e dell’integrazione tra queste
e altre politiche (lavoro, casa, formazione professionale, istruzione,
educazione, cultura, sport e pianificazione territoriale), come indicato dalle
“Linee di indirizzo per la definizione del ruolo e del funzionamento delle CTSS
e dell’Atto di indirizzo e coordinamento” (trasmesse con lettera prot. n 55319
del 26 febbraio 2008), e partecipa all’elaborazione di tale atto specificando
in questo ambito indirizzi e modalità per l’ armonizzazione delle proprie
politiche con quelle distrettuali, in particolare nell’attività di promozione
della partecipazione del Terzo settore, e nella predisposizione di specifici
Programmi di ambito provinciale integrati con la programmazione distrettuale.
Soggetti sociali organizzati e cittadini
Anche nella nuova fase programmatoria deve essere promossa
e organizzata la partecipazione al processo fin dal suo avvio da parte dei
soggetti sociali sia organizzati (sindacati, terzo settore, organizzazioni
imprenditoriali) sia come singoli cittadini, valorizzando le esperienze già
presenti nei territori.
La L.R. 2/2003 riconosce il ruolo di rappresentanza
sociale delle Organizzazioni Sindacali nella costruzione del sistema integrato
di interventi e servizi sociali e assume il confronto e la concertazione come
metodo di relazione con esse.
Con il “Protocollo d’intesa tra la Regione Emilia-Romagna,
le rappresentanze delle Autonomie Locali e le Confederazioni sindacali CGIL,
CISL, UIL sullo sviluppo dei servizi sociali e socio sanitari e sul sistema di
relazioni sindacali” siglato il 31 maggio 2006 sono state concordate le
modalità per assicurare il ruolo di rappresentanza sociale delle Organizzazioni
sindacali per lo sviluppo del sistema delle politiche sociali.
Per quanto riguarda il Terzo settore, resta ferma la procedura
di partecipazione alla programmazione attraverso la sottoscrizione dei
Protocolli di adesione all’Accordo di Programma e al Programma attuativo
annuale, previsti all’art. 29, comma 6 L.R. 2/03.
Il Comitato di Distretto, o l’organo della forma associativa
che coincide con l’ambito distrettuale definisce le modalità di partecipazione
dei soggetti del terzo settore alla definizione del Piano di zona distrettuale
per la salute e il benessere sociale. Il confronto sul piano si sviluppa dalla
fase di elaborazione sino a quelle di monitoraggio e valutazione, assicurando
una partecipazione rappresentativa delle diverse realtà territoriali nonché
espressiva dei diversi ambiti di attività, valorizzando ove possibile le forme
di rappresentanza locali esistenti.
Il coinvolgimento delle organizzazioni imprenditoriali ha
tra l’altro lo scopo di definire, in coerenza con le scelte programmatorie,
ambiti di impegno e investimento – specifico dei soggetti imprenditoriali e
condiviso da questi con i soggetti istituzionali – in cui si esprima
fattivamente la responsabilità sociale delle imprese stesse. Le scelte assunte
nei documenti programmatori, a livello strategico e di interventi specifici,
possono prevedere l’assunzione di tale responsabilità o tenerne conto laddove
già esplicita, in modo da valorizzarla come risorsa per il welfare
territoriale.
2. Tempi
Il processo di programmazione territoriale dovrà
concludersi entro il 31 dicembre 2008, con momenti di accompagnamento e
approfondimento tra Regione e territori, nello stesso periodo.
I tempi e le modalità di svolgimento del processo devono
garantire una partecipazione adeguata da parte delle diverse componenti
istituzionali e sociali.
3. Procedure
per l’adozione
Piano triennale e Programma annuale
Il Piano di zona distrettuale per la salute e il benessere
sociale triennale è approvato con Accordo di programma tra i Comuni, o tra le
forme associative presenti nel distretto,
l’Azienda Usl nella figura del Direttore di Distretto, la Provincia, in
particolare per l’attuazione dei Programmi specifici di competenza e le
necessarie modalità di integrazione degli stessi con la programmazione
distrettuale.
Partecipano all’Accordo tramite l’adesione formale, anche
in un’ottica di integrazione delle politiche, tutti i soggetti pubblici che
hanno responsabilità rispetto a specifici interventi attuativi del Piano
(Aziende ospedaliere, istituti scolastici, enti di formazione, Centri per la
giustizia minorile, Istituti penitenziari, ecc.).
Nel caso tutti i comuni dell'ambito distrettuale
aderiscano a forme associative delegate all'esercizio associato delle funzioni
attribuite al comitato di distretto, l'accordo di programma può essere
sottoscritto:
- dai presidenti delle forme associative (nel caso di
Unioni di Comuni);
- dai sindaci dei comuni capofila, individuati nell'ambito
delle convenzioni che regolano il funzionamento delle associazioni
intercomunali.
Nel caso uno o più comuni dell'ambito non aderiscano ad
alcuna forma associativa delegata all'esercizio associato delle funzioni
attribuite al comitato di distretto, i relativi sindaci dovranno partecipare
direttamente alla sottoscrizione dell'accordo di programma.
Nella prospettiva di attuazione progressiva della legge
regionale n. 10/2008, nel caso di forma associativa coincidente con l'ambito
distrettuale le funzioni del comitato di distretto possono essere esercitate
direttamente dall'organo esecutivo che
per le decisioni inerenti l'ambito dell'integrazione sociosanitaria
assume l’intesa espressa, per conto dell'Ausl, dal direttore del distretto.
Il direttore di distretto partecipa alle riunioni
dell'organo esecutivo.
Il Programma attuativo annuale è oggetto di approvazione
dei Comuni e del Direttore di Distretto, secondo le modalità definite
nell’Accordo di programma, nel rispetto di quanto previsto dal comma 7
dell’art. 5 della L.R. 29/04 .
Il documento che definisce il Programma attuativo annuale
è unico e l'elaborazione dei contenuti della programmazione è congiunta tra
Comuni e Ausl, con particolare riferimento all’area dell’integrazione
sociosanitaria, indipendentemente dalle modalità formali di approvazione e dalle
procedure con le quali ciascun ente assume gli impegni di competenza per
l'attuazione del Programma.
Approvazione della spesa
Il Programma Attuativo Annuale dovrà individuare le
specifiche risorse che Comuni, AUSL, Provincia si impegnano a mettere a
disposizione per l'attuazione degli interventi.
Il Direttore di Distretto attesta la coerenza della
disponibilità delle risorse con la programmazione dell’AUSL.
Indice
del documento triennale e del documento annuale
Premessa
I riferimenti per l’elaborazione dei documenti di
programmazione di ambito distrettuale sono:
-
Piano
sociale e sanitario regionale
Si richiama in particolare la
Parte terza del Piano in cui vengono definiti obiettivi e linee di indirizzo
rispetto a bisogni complessi, per i quali la programmazione distrettuale
definirà risposte caratterizzate in modo specifico a livello territoriale.
Rispetto a tali contenuti del
Piano, si sottolinea come siano maturate ad oggi alcune specifiche linee di
indirizzo – riportate nelle schede in allegato – per una migliore definizione
degli interventi sociosanitari nell’area della psichiatria (adulti) e per una piena
applicazione della legge n.194/78, in particolare per una migliore tutela della
salute sessuale e riproduttiva.
-
Il
presente atto contenente le procedure
-
I
criteri di riparto del fondo sociale regionale, che verranno approvati entro
l’autunno 2008
-
Il
Programma triennale per le dipendenze (DGR 698/2008)
-
Le
Linee di programmazione e finanziamento alle Aziende sanitarie per l’anno 2008
(DGR. 602/2008)
-
Prime
linee di indirizzo per le soluzioni residenziali e l'assistenza al domicilio
per le persone con gravissima disabilità' nell'ambito del FRNA e della DGR.
2068/04 (DGR. 840/2008)
-
Interventi
del FRNA a favore delle persone con disabilità nell’ambito del programma
2007-09 di cui alla DGR.509/07, contenuto nell’atto di approvazione
dell’assegnazione del FRNA 2008;
-
I
Programmi triennali in corso di approvazione per l’immigrazione e per i servizi
socioeducativi per l’infanzia.
-
L’Atto
di indirizzo e coordinamento approvato dalla CTSS comprensivo del Profilo di
Comunità
I documenti regionali costituiscono il riferimento ampio
della programmazione distrettuale, mentre l’Atto di indirizzo e coordinamento
della CTSS e il Profilo di comunità ivi compreso costituiscono la base da cui
far partire il processo programmatorio in ambito distrettuale.
In particolare le priorità individuate nell’Atto di
indirizzo e il quadro di bisogni e criticità tendenziali identificato dal
Profilo sono la premessa del Piano di zona per la salute e il benessere
sociale, che dovrà articolare tali priorità e bisogni rispetto alle specificità
del proprio ambito territoriale e alla disponibilità delle risorse.
E’ importante utilizzare efficacemente a livello
distrettuale la ricostruzione fatta nel Profilo: la metodologia stessa di
costruzione del profilo, di integrazione e raccordo tra Ufficio di supporto
alla CTSS e uffici di piano distrettuali, è garanzia di un lavoro efficace
anche nel senso di evitare duplicazioni nella fase della programmazione
distrettuale.
Il Piano triennale costituisce lo strumento unitario della
programmazione sociale, sociosanitaria, sanitaria territoriale: nella prima
fase attuativa del PSSR si privilegia, in un’ottica di gradualità,
l’integrazione sociosanitaria come area di programmazione elaborata
congiuntamente e pienamente condivisa, in primo luogo da Comuni e Ausl, pur
costruendo un documento unico che contiene le scelte strategiche anche in area
sociale e sanitaria.
E’ all’interno di questo strumento che vanno declinate le
indicazioni del PAL, come già detto sopra, per la parte dell’assistenza
territoriale. Come pure per l’area delle politiche sociali sono indicate le
priorità strategiche utilizzando l’approccio già consolidato per target (o area
d’intervento): famiglie, infanzia e
adolescenza, giovani, anziani, persone con disabilità, immigrati stranieri,
adulti in stato di povertà ed esclusione sociale, salute mentale e dipendenze
patologiche.
Tali target costituiscono il riferimento anche per la
declinazione degli obiettivi strategici nell’area dell’integrazione
sociosanitaria e, ove possibile, per l’area sanitaria, nonché la base per il
Programma attuativo annuale.
Sia il documento triennale che quello annuale devono
ricomprendere non solo il complesso degli interventi e delle attività rivolte
ai target ma anche azioni tematiche trasversali, connesse a obiettivi e azioni di
promozione del benessere e di stili di vita sani, e di prevenzione (con
particolare riferimento alla sicurezza stradale e alla sicurezza del lavoro), oppure
a particolari aree problematiche/tematiche.
Il Piano triennale costituisce altresì lo snodo delle
interazioni tra le problematiche evidenziate dal Profilo e le scelte
d’intervento nell’ambito di altre politiche che impattano su salute e benessere
sociale, nel senso sia di tenere conto di tali scelte, sia di essere orientato
a condizionarle, in particolare nelle aree delle politiche ambientali, abitative
e urbanistiche, della mobilità, dell’inserimento lavorativo delle persone
svantaggiate, della formazione e della scuola, della sicurezza e coesione
sociale.
Nel primo triennio è necessario che si dia concretezza a
questa indicazione assicurando:
-
per
le politiche ambientali gli interventi tesi a limitare la diffusione degli
inquinanti ambientali attraverso il potenziamento delle politiche di risparmio
energetico, smaltimento dei rifiuti, mobilità sostenibile, ecc.;
-
per
le politiche abitative e urbanistiche, una lettura integrata dei bisogni e
degli interventi sia per quanto riguarda le azioni di sostegno economico
all’affitto (Fondo sociale per l’affitto) sia per la gestione degli accessi al
patrimonio di edilizia residenziale pubblica e per le azioni sviluppate a
livello locale per favorire il ricorso al mercato dell’affitto, sia per gli
interventi di superamento delle barriere architettoniche e di sostegno
economico dell’adattamento domestico, con qualsiasi tipo di finanziamento
incentivati;
-
per
i trasporti, il collegamento con la programmazione settoriale in previsione
degli Accordi di programma triennali 2008-2010 tra Regione, Comuni, Province,
Agenzie locali per la mobilità, che prevedono la programmazione di interventi
sui servizi minimi di trasporto pubblico locale e sugli investimenti, orientando
il sistema, tra l’altro, ad assicurare risposte ordinarie ai bisogni di
mobilità delle diverse fasce di età e di abilità. In questo quadro integrato,
in collaborazione con le organizzazioni di volontariato presenti nel
territorio, è utile una azione di coordinamento e qualificazione del trasporto
sociale che ne delimiti e qualifichi la funzione;
-
per
gli inserimenti lavorativi delle persone con disagio sociale, è necessario
definire percorsi e strumenti integrati, nell’ambito delle azioni, degli
strumenti e degli interventi delle politiche attive del lavoro, superando
logiche e pratiche parallele;
-
-
per
la formazione, la scuola e i servizi
educativi sono di importanza strategica azioni tra Enti locali, Aziende
sanitarie, scuola e associazionismo di promozione sociale per ottimizzare e
sviluppare le risorse e le opportunità sul territorio per la promozione e
l'educazione alla salute nonché a stili di vita sani, l’educazione motoria e la
promozione dell’attività sportiva (cfr. anche DGR 1247/08) con una particolare
attenzione, oltre che all’infanzia e all’adolescenza, anche alla popolazione
anziana, l'educazione all'affettività e alla sessualità, l'inserimento
scolastico degli alunni disabili o in gravi difficoltà, la prevenzione delle
dipendenze o di disturbi psichiatrici in adolescenza, l'incentivazione di
momenti aggregativi extrascolastici con uso di laboratori e spazi anche
scolastici. Anche per la realizzazione di interventi di cittadinanza attiva per
bambini e ragazzi è condizione imprescindibile la piena assunzione di un
approccio sistematico e globale alle condizioni dell’infanzia e
dell’adolescenza e quindi l'integrazione tra le diverse politiche di settore
(urbanistica, mobilità, ambiente, sicurezza, salute, scuola, formazione,
sociale, etc.).
Devono essere definiti e
supportati sul piano organizzativo il coordinamento e l’integrazione delle
programmazioni, degli interventi e dei progetti educativi, sociali e socio-sanitari
degli Enti locali, delle Autonomie scolastiche, delle AUSL e del Terzo Settore.
-
per
la sicurezza e coesione sociale:
E’ da promuovere l’integrazione
degli interventi per garantire coesione
sociale e sicurezza, nei diversi ambiti di vita: dall’ambiente domestico a
quello pubblico, dalle strade ai luoghi di lavoro, dando quindi anche risposta
alla percezione di apprensione e insicurezza operando per ricostruire una rete
di luoghi e relazioni sicuri, valorizzando le potenzialità e la ricchezza del
“capitale sociale” e mettendo in rete le associazioni e realtà attive
in ogni territorio. La promozione e il mantenimento delle reti
sociali e di un nuovo e diffuso civismo rappresenta una risorsa fondamentale
per garantire sicurezza. A tal fine nel Piano di zona distrettuale per la
salute e il benessere sociale si individuano le modalità di integrazione e le azioni da garantire.
Un contributo importante della programmazione
socio-sanitaria all’integrazione delle politiche è anche quello di una lettura
integrata dei bisogni della comunità e la condivisione di questa lettura con i
decisori delle altre aree di politiche integrate, al fine di migliorare la
coesione e l’inclusione sociale nel territorio di riferimento.
In questa prospettiva vanno declinati all’interno della
programmazione distrettuale anche obiettivi strategici e azioni che sostanziano
l’attuazione dei relativi piani regionali, ad esempio obiettivi e azioni sulla
prevenzione e promozione della salute (afferenti al Piano regionale della
prevenzione), e riguardanti il Piano d’azione per gli anziani (PAR).
Il Programma Attuativo Annuale (PAA) costituisce la
declinazione annuale del Piano di zona distrettuale per la salute ed il
benessere sociale, ricomprende il Programma delle attività territoriali del
Distretto, il Piano distrettuale per la non autosufficienza, i programmi di
azione dei Piani per la salute, e sostituisce il Programma attuativo del piano
sociale di zona. Anche in questo documento la parte relativa all’area
dell’integrazione sociosanitaria è quella elaborata congiuntamente, mentre
vengono declinate le azioni e gli interventi sociali e sanitari ricercando
comunque la continuità e la compatibilità maggiore possibile. All’interno del
PAA sono ricompresi interventi associati dei Comuni, integrati con quelli
dell’Ausl, dei singoli Comuni.
Per quanto riguarda l’indicazione in via previsionale
delle risorse, nel documento triennale rientrano orientamenti per la
programmazione finanziaria di medio periodo, mentre nel documento annuale
occorrerà indicare le risorse di cui Comuni (o forme associative) e Aziende Usl
dispongono, facendo riferimento alle indicazioni di bilancio, per gli enti
locali, e di budget per le Ausl, fatto salvo quanto previsto relativamente al
Fondo sociale locale e al Fondo distrettuale per la non autosufficienza. Il
contributo del Distretto alla definizione degli interventi sociosanitari e
sanitari dovrà essere coerente al Piano delle azioni dell’Ausl e al budget
definito in ambito aziendale.
Sia il documento triennale che annuale devono
ricomprendere azioni di supporto e formazione per la crescita della cultura
dell’integrazione.
Entrambi i documenti infine devono prevedere strumenti,
sedi e modalità per realizzare sia il monitoraggio
annuale che la valutazione
triennale, secondo un principio di selezione degli obiettivi da valutare e di individuazione degli
indicatori al fine di misurare il reale impatto di quanto realizzato e di
garantire la rendicontazione dei programmi e delle attività svolte
rapportandoli ai risultati attesi.
L’indice del piano di zona distrettuale per la salute e il benessere
sociale
1. Gli attori e il percorso di
costruzione del Piano
2. I bisogni della popolazione
emergenti dal profilo di comunità e il confronto con servizi e risorse
disponibili
3. Gli obiettivi strategici e le
priorità di intervento del Piano in ambito sociale, sociosanitario e dei
servizi sanitari territoriali, definiti anche alla luce del Piano regionale
della prevenzione (DGR. 1012/2005, DGR. 426/2006).
4. Linee d’intervento che attuano
l’integrazione delle politiche (ambiente, casa, mobilità, inserimento
lavorativo, scuola e servizi educativi, sicurezza e coesione sociale). Raccordo
con altri strumenti di programmazione locali (Piani strutturali comunali, Piani
del traffico, etc.).
5. Strumenti tecnico-organizzativi e
azioni per l’integrazione gestionale e professionale e la continuità
assistenziale (
6. Monitoraggio e valutazione
(sistemi di indicatori distrettuali, riferimenti regionali)
7. Orientamenti per la programmazione
finanziaria triennale relativa agli interventi sociali, sociosanitari e
sanitari territoriali
L’indice del Programma attuativo annuale
1. Interventi per l’anno di riferimento
2. Indicatori
per il monitoraggio annuale
3. Previsioni di spesa per l’anno di
riferimento: individuazione delle specifiche risorse che Comuni, AUSL,
Provincia, si impegnano a mettere a disposizione per l’attuazione degli
interventi, con particolare riferimento alle previsioni sul Fondo sociale
locale e sul FRNA (previsti strumenti specifici per organizzare le informazioni
previsionali e di rendiconto su tali fondi).
ALLEGATO B)
Linee guida per la
partecipazione del Terzo Settore ai processi di programmazione previsti dal
Piano regionale sociale e sanitario 2008-2010
Premessa
L’obiettivo delle presenti Linee guida è quello di
valorizzare promuovere e favorire una maggiore partecipazione del Terzo Settore
alle diverse fasi connesse ai processi previsti dall’art. 20 della L.R. n.
2/2003 e dal Piano Regionale Sociale e Sanitario 2008-2010.
Forum Territoriale del Terzo Settore
La Regione Emilia-Romagna, anche al fine di realizzare le
presenti linee guida, valorizza e riconosce l’autonoma costituzione di Forum
del Terzo Settore per ogni ambito provinciale
Le Province promuovono e sostengono gli interventi
orientati a riconoscere la costituzione dei Forum provinciali del Terzo Settore
ed i processi di partecipazione congiunta del Terzo settore al sistema dei
servizi così come previsto dal Piano Regionale Sociale e Sanitario e dalle
presenti Linee guida sostenendo tali processi con adeguati supporti
organizzativi e logistici.
Finalità ed obiettivi
Il Piano Regionale Sociale e Sanitario 2008-2010 recita
testualmente: “Ferma restando la titolarità pubblica di questa funzione
sociale, la partecipazione dei soggetti privati non-profit si sviluppa dal
momento della programmazione a quelli successivi della progettazione, della
realizzazione ed erogazione dei servizi e degli interventi sociali, della
valutazione, ovviamente nel rispetto del pluralismo nel sistema dell'offerta
dei servizi e delle regole dell’accreditamento (
). La partecipazione dei
soggetti del terzo settore, promossa a livello regionale, a partire dal loro
coinvolgimento alla predisposizione del Piano Regionale Sociale e Sanitario (
)
va sostenuta anche nelle articolazioni locali fin dalla fase di elaborazione
degli Atti di indirizzo e dei Piani di Zona”.
Rispetto a quanto disposto dal Piano Regionale Sociale e
Sanitario 2008-2010, la partecipazione del Terzo Settore deve quindi essere
concepita:
- sin dalla fase di “programmazione”, che
precede e sostiene quelle più tecniche e specialistiche della progettazione,
realizzazione, erogazione e valutazione,
- sui tre livelli del sistema: regionale,
intermedio (ambito di Conferenza Territoriale Sociale e Sanitaria) e
distrettuale,
- definendo esplicitamente i momenti di
confronto ed i documenti che devono essere sottoposti a parere.
Livello regionale
L’organismo d’interlocuzione tra la Regione ed il Terzo
Settore è rappresentato dalla Conferenza Regionale del Terzo Settore, istituita
ai sensi dell’art. 35 della L.R. n. 3/1999, con le competenze di cui alla
deliberazione della Giunta regionale n. 2141/2003.
Sono Sezioni speciali della Conferenza regionale del terzo
Settore l’Osservatorio regionale dell’associazionismo di promozione sociale e
l’Osservatorio regionale del volontariato.
Livello intermedio
La Conferenza Territoriale Sociale e Sanitaria istituisce
un tavolo di confronto con il Terzo Settore per garantire la partecipazione del
volontariato, dell’associazionismo di promozione sociale e della cooperazione
sociale alla definizione dell’Atto di indirizzo e coordinamento triennale.
Il tavolo di confronto con il Terzo Settore (Tavolo
Welfare) è costituito dall’Ufficio di Presidenza della Conferenza Territoriale
Socio Sanitaria ed è composto dal Presidente della Conferenza Territoriale
Socio Sanitaria o da suo delegato, che la presiede, da rappresentanti degli
Enti locali, da un rappresentante della Azienda USL e da rappresentanti del
Terzo Settore.
I rappresentanti del Terzo Settore vengono segnalati dal
Forum Provinciale del Terzo Settore, assicurando una configurazione unitaria ed
ampiamente rappresentativa delle diverse forme giuridiche e organizzative,
nonché espressiva dei diversi ambiti di attività.
Si raccomanda che la composizione del tavolo sia
funzionale e a garanzia di una efficace ed efficiente operatività.
Funzioni e competenze
Il Tavolo è il luogo del confronto e della concertazione
tra la Conferenza Territoriale Sociale e Sanitaria ed il Terzo Settore per
quanto riguarda il processo di redazione dell’Atto di indirizzo e coordinamento
triennale in tutte le fasi in cui si dispiega il percorso: dalla fase di
elaborazione sino a quelle di monitoraggio e valutazione.
Livello distrettuale
Il Comitato di Distretto, o l’organo della forma
associativa che coincide con l’ambito distrettuale, è tenuto a definire le
modalità ed il percorso del confronto e della concertazione con le
rappresentanze locali del Terzo Settore.
Il confronto e la concertazione deve avvenire sull’intero
processo (dalla predisposizione alla verifica) relativo alla predisposizione
del Piano distrettuale per la salute ed il benessere sociale così come previsto
dal PSSR.
Gruppi tecnici
La presenza dei rappresentanti del Terzo Settore ai gruppi
tecnici insediati per la elaborazione del Piano distrettuale del benessere e
della salute deve essere agevolata il più possibile, sia con modalità
organizzative congrue (orari, luoghi, documenti,etc.) che con la massima
pubblicizzazione del lavoro al momento dell’avvio tenendo conto di agevolare il
più possibile la presenza della ricchezza associativa di tutti i Comuni del
Distretto.
ALLEGATO C)
Programma di
accompagnamento e formazione in attuazione
del Piano sociale e sanitario regionale: primi indirizzi
Il Piano regionale sociale e
sanitario, e in particolare la Parte Prima “Il nuovo sistema integrato dei
servizi”, al capitolo 1 prevede che la Regione sostenga iniziative di
formazione dedicate a tutte le componenti della governance locale, con
l’obiettivo di sviluppare l’esercizio delle funzioni programmatorie e le forme
della integrazione socio-sanitaria nonché di formare sui temi della gestione i
futuri dirigenti delle Aziende pubbliche di servizi alla persona (ASP). Tali
obiettivi saranno perseguiti promuovendo un confronto fra linguaggi,
esperienze, culture e referenze concettuali, premessa e al contempo collante
prezioso per favorire tutte le successive dinamiche della integrazione.
Al capitolo 6 della Parte Prima si
definisce la formazione degli operatori strumento per la promozione della
qualità ed efficacia degli interventi e dei servizi del sistema integrato, per
l'integrazione professionale, e per lo sviluppo dell'innovazione organizzativa
e gestionale. Si prevede inoltre che la Regione promuova la formazione degli
operatori sociali e degli operatori dell’area socio-sanitaria, curando il
raccordo dei percorsi formativi e tenendo conto delle esigenze di integrazione
delle diverse professionalità, e indichi, con successivi provvedimenti, sentito
il parere della competente Commissione Assembleare, in attuazione dell’art. 27,
comma 5 della L.R. 2/03, come promuovere e sostenere programmi e azioni
formative specifiche, al fine di assicurare competenze professionali adeguate
agli indirizzi del Piano.
Obiettivi:
Þ Informare e
aggiornare, anche con approfondimenti mirati, sui contenuti innovativi del PSSR
e delle direttive regionali applicative, coinvolgendo i diversi soggetti a
vario titolo operanti nel governo e nella gestione dei servizi sociali,
sociosanitari e sanitari a livello locale
Þ Favorire una
cultura di integrazione condivisa tra professionalità ed istituzioni differenti
Þ Favorire lo
scambio di buone pratiche in relazione ad esperienze locali d’integrazione
sociosanitaria nei vari momenti della programmazione, dell’accesso, della
valutazione dei bisogni, della presa in carico e della erogazione dei servizi
Þ Costruire reti
stabili e strutturate tra Regione e territori, e tra territori, al fine di
sviluppare la condivisione di conoscenze, prassi e culture
Soggetti
coinvolti
In questa prima
fase di attuazione del Piano regionale, l’attività di formazione, che si svolge
in coerenza e continuità con le azioni avviate nel febbraio 2007 e svolte
successivamente in attuazione DGR. 1294/2007, vedrà coinvolti in vario modo e
in moduli anche distinti diverse tipologie di target, che rappresentano tutti i
soggetti chiave della governance locale, al fine di sviluppare l’esercizio
delle funzioni programmatorie e le diverse forme dell’integrazione
sociosanitaria:
a) Amministratori
degli Enti Locali componenti delle Conferenze territoriali e dei Comitati di
Distretto e Direttori di distretto
b) Dirigenti e
funzionari dei Comuni, delle Province e delle AUSL, in particolare Responsabili
degli Uffici di piano e degli Uffici di supporto alle CTSS, dirigenti del
settore politiche sociali, Direttori attività sociosanitarie Ausl, Direttori
Dipartimenti Cure primarie, Sanità pubblica, Salute mentale, Dirigenti e
operatori dei Servizi Bilancio Ausl
c) Dirigenti e
operatori delle ASP
d) Rappresentanti
del Terzo settore e delle OO.SS. e altre associazioni di categoria.
Verranno definiti
tempi e modalità di coinvolgimento anche delle diverse figure professionali che
svolgono funzione di nodi nella rete dei servizi: figure di sistema, operatori
degli sportelli sociali, responsabili dell’accesso, della valutazione dei
bisogni, della presa in carico.
Attività di
accompagnamento e formazione e relativa metodologia
L’attività di
formazione è riferita a percorsi di durata medio-lunga e svolti con il supporto
di alte competenze specialistiche volti a sviluppare una cultura condivisa sulle
funzioni relative al governo e alla gestione del sistema dei servizi sociali e
socio sanitari: programmazione, regolazione, monitoraggio e valutazione,
analisi della domanda e del bisogno,
strumenti di accesso, valutazione e presa in carico, ecc.. Per la trattazione di alcuni temi specifici
(es. integrazione interprofessionale, sistemi di monitoraggio e valutazione dei
risultati delle politiche, meccanismi di regolazione del sistema) è da valutare
il coinvolgimento di professionisti di fama nazionale provenienti da altre
Regioni, Università, enti di ricerca.
Per accompagnamento si intende l’organizzazione di momenti mirati di
aggiornamento e informazione sui contenuti e le implicazioni attuative di atti
emanati dalla Regione. Si tratta di momenti di approfondimento e discussione
finalizzati a sostenere l’attuazione dei nuovi indirizzi e strumenti operativi
a livello territoriale in parte oggetto degli stessi percorsi di formazione,
individuandone criticità ipotesi di soluzione. Tale attività di accompagnamento
comprende anche il confronto sul monitoraggio regionale dei documenti di
programmazione e dei relativi interventi. Partendo da informazioni,
aggiornamenti ed analisi, anche presentate dalla Regione, verrà dato spazio
agli approfondimenti da parte di operatori locali nonché alla presentazione di
buone pratiche, utilizzando anche la metodologia del focus group.
Sia l’attività di
formazione che quella di accompagnamento possono trovare un importante supporto
nell’analisi a livello regionale dei Programmi attuativi distrettuali 2007 e
2008 (con particolare riguardo a: Uffici di Piano, Sportelli sociali, Piani per
la non autosufficienza), nonché nella ricognizione dei modelli organizzativi di
gestione delle attività sociosanitarie, della costituzione degli Uffici di
supporto.
Tematiche oggetto
di formazione e accompagnamento
-
Ruoli e competenze dei vari soggetti dalla programmazione
alla gestione delle attività: Conferenza Territoriale Sociale e Sanitaria,
Comitato di Distretto, Direttore di distretto; Ufficio di supporto alla CTSS,
Ufficio di piano, il SAA, il
Responsabile del caso, i soggetti gestori (cooperative, volontariato, AUSL,
Comuni, privato profit, ecc.), con approfondimento del ruolo dell’ASP
-
Nuovi strumenti di programmazione del sistema dei servizi
sociali, sociosanitari e sanitari: Atto di indirizzo e coordinamento con il
Profilo di comunità; Piano Attuativo Locale o Piano strategico, per la
programmazione triennale delle politiche sanitarie; Piano per la salute e il
benessere sociale per la programmazione triennale delle politiche sociali,
sociosanitarie e sanitarie a livello distrettuale; Programma attuativo annuale
comprendente il PAT per la programmazione annuale dei servizi sociali,
sociosanitari e sanitari a livello distrettuale
-
Sistema di accesso e presa in carico dei servizi con
riferimento allo sviluppo degli Sportelli sociali integrati con i PUA, al tema
della continuità assistenziale con le dimissioni protette e la figura del case
manager; al tema dei regolamenti per la fruizione dei servizi e la
compartecipazione dei cittadini alla spesa
-
Monitoraggio e valutazione dell’efficienza/efficacia delle
attività programmate nonché della loro congruità con le risorse disponibili:
sistemi e strumenti di rilevazione dei dati; individuazione di indicatori
significativi per la valutazione sia di esito che di processo; il controllo del
rispetto del budget previsto per la programmazione di interventi e servizi e i
processi per eventuali modifiche alla programmazione preventivata; nuovi
strumenti informativo-contabili per la programmazione, rilevazione e controllo
del processo gestionale delle Asp.
-
Il monitoraggio dei bisogni e della domanda: le fonti per
la rilevazione della domanda e dei bisogni; gli strumenti e i processi per
l’analisi, anche comparativa, dei bisogni e della domanda espressa
-
Accreditamento dei servizi sociali e sociosanitari: DGR
772/2007; direttiva in attuazione dell’Art 23 LR 4/2008
-
Il Fondo regionale per la Non Autosufficienza e le
innovazioni nel sistema dei servizi sociosanitari per anziani, disabili, ecc.:
applicazione DGR 509/2007 e 1206/2007 e successivi atti, monitoraggio e
valutazione
-
Strumenti per l’integrazione interprofessionale:
metodologie di coordinamento (figura
unica, ruolo delle figure di sistema,
), lavoro in equipe, condivisione delle
informazioni (cartella socio sanitaria unica), percorsi formativi comuni
-
Nuova direttiva regionale sull’affido; accordo Centri per
le Famiglie-Consultori, nuovi indirizzi sull’applicazione legge 194/78
-
I momenti di partecipazione alla programmazione e alla
valutazione delle attività:
partecipazione
politica, concertazione, coinvolgimento dei cittadini: OO.SS., Terzo settore,
organizzazioni datoriali, Comitati consultivi misti L.R 19/94, altre
associazioni di categoria rappresentative di specifici interessi;
partecipazione
tecnica: operatori degli enti pubblici e del privato profit e non profit.
-
Strumenti di informazione e comunicazione alla
cittadinanza (Bilancio sociale, Bilancio di Missione, carta dei servizi ecc.).
Tempi
Il programma si
attuerà in due fasi, la prima che si svolgerà prevedibilmente nel periodo
settembre 2008 - maggio 2009, connotata maggiormente da azioni di
accompagnamento, in considerazione della quantità e innovatività degli impegni
dei territori conseguenti all’attuazione del Piano regionale sociale e
sanitario 2008-2010.
Nella seconda
fase, da giugno 2009 al termine di vigenza del Piano, si avvieranno azioni
caratterizzate da un’ottica prevalentemente formativa, rivolte anche ad
operatori con funzione di “nodi” nella rete dei servizi sociali, sociosanitari
e sanitari.
Per quanto
riguarda le attività della prima fase di attuazione del programma si
articoleranno in:
1) giornate
seminariali da realizzarsi a livello regionale e/o a livello territoriale di
area vasta, rivolte a tutti i soggetti individuati sopra, modulando la presenza
in riferimento al grado di coinvolgimento nelle attività oggetto di
accompagnamento, sulle seguenti tematiche: a) nuovi strumenti integrati di
programmazione territoriale, con particolare riferimento alle modalità con cui
integrare gli strumenti già utilizzati dai Comuni e dalle Ausl, considerando
l’approccio unitario ai bisogni di salute e benessere sociale; b) bilancio
intermedio dell’esperienza del FRNA: sviluppo dei servizi e sistema di
monitoraggio; c) gli impegni derivanti dall’introduzione dell’accreditamento
transitorio: procedura per il rilascio e contratti di servizio
2) per quanto
riguarda in particolare la formazione di dirigenti e operatori delle ASP, già
avviata nel 2007 con due azioni formative (un approccio introduttivo generale
su alcuni temi del sistema della governance e un corso sul nuovo regolamento
regionale di contabilità economica per le ASP), si proseguirà su due percorsi:
Þ uno regionale,
come ambito territoriale e come gestione, avente ad oggetto una serie di
tematiche tecnico-contabili (il ciclo passivo, il ciclo attivo, operazioni
contabili di fine esercizio, redazione e interpretazione Bilancio d’esercizio),
e un approfondimento, rivolto specificamente a amministratori e dirigenti, sui
temi della programmazione, gestione e controllo dell’attività delle Asp,
relativamente agli aspetti contabili, in coerenza con la normativa in vigore.
Þ Il secondo
percorso, in attuazione della DGR. n.1294/2007, sarà a gestione delle Province,
si svolgerà su un ambito prioritariamente di area vasta, in tempi successivi
alla prima fase di accompagnamento prevista nell’autunno 2008, e riguarderà
l’approfondimento in moduli separati di tematiche di sistema trattate anche con
altri target (indicativamente l’accreditamento transitorio e i nuovi strumenti
integrati di programmazione distrettuale).
3) per la
formazione specifica rivolta a dirigenti degli Uffici di supporto e degli
Uffici di Piano, si ipotizza di iniziare un processo di formazione
specialistica, prevedibilmente a livello provinciale, nel corso del 2009
dedicato specificamente a Uffici di piano e uffici di supporto sui temi più della
cultura dell’integrazione, delle funzioni di programmazione, regolazione,
valutazione, in collaborazione con le Università regionali, con enti ricerca e
formazione di livello nazionale (es.: Corsi di alta formazione).